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pensieri oziosi di un' oziosa


Diario


15 marzo 2008

Orizzonti di gloria

Poi vedo certi film e m'incazzo ancor di più. 
Ho voglia di prendere a calci questo stato di cose, che se non riesco proprio a cancellarlo almeno un po' lo rompo.
Ho voglia di fare qualcosa.
Ma cosa.
Cosa.

Cosa.




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13 marzo 2008

Modern world, I am not pleased to meet you

Quando ero più piccola, e rimanevo sconvolta di fronte alla cupa follia che regna sovrana sul mondo, mi consolavo pensando che col passare degli anni ci avrei fatto il callo e sarei riuscita ad accettarla passivamente, a subirla, ad adattarmi, a vivere insomma, senza pormi più troppi problemi, al riparo da traumi e delusioni.
Invece non è così; più scorre il tempo e più cresce la mia rabbia, più forte è lo sdegno, maggiore è il pessimismo, esasperante quasi il senso di straniamento che mi coglie non appena mi immergo in società, a contatto col genere umano. Ogni giorno è una cicatrice in più che mi porto sulla carne; e cose come stupidità, tracotanza, violenza, prepotenza, arroganza, ipocrisia, soprusi, corruzione, baronie varie, limitazioni alla libertà di espressione, minacce e ritorsioni, soprattutto da parte di gente che poi sale in cattedra a riempirsi la bocca di nomi che non è degno di pronunciare,
ecco, queste cose per quanto mi sforzi non le riesco a metabolizzare, a tollerare; mi provocano la più assoluta repulsione.






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13 febbraio 2008

Stazioni

Mi sento come se fossi su un treno che rimane fermo, mentre tutti gli altri partono e vanno chissà dove
Io rimango lì, da sola, rinchiusa in un vagone di seconda classe, rannicchiata su un sedile scucito che odora di unto e sudore
Rimango lì e guardo fuori dal finestrino, i binari vuoti e sporchi e un topo che li percorre, e un anziano barbone che dorme in un angolo, fra i cartoni
Distendo le gambe, poggio i piedi sul sedile di fronte, scrivo il mio nome sul vetro umido
E aspetto





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2 dicembre 2007

facce di bronzo

"Alla Sicilia i danni per la fiction su Riina"

PALERMO - "Per certi filmati i danni non li deve chiedere la moglie di Totò Riina ma la Sicilia". Anche il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini, a Palermo per la convention del suo partito, si schiera contro la fiction "Il capo dei capi", andata in onda su Canale 5, che racconta l'ascesa e la caduta di Riina.

Dello stesso parere il presidente della Regione siciliana, Totò Cuffaro: "Ha trasmesso un'idea sbagliata della Sicilia - ha detto il governatore alla convention -. E nell'ultima puntata il personaggio di Schirò urla contro il figlio che in Sicilia non c'è speranza. Fava (esponente del Pd, ndr), che ha sceneggiato la fiction, ci ha negato la speranza, per noi che vogliamo vivere in questa terra e creare sviluppo".


"Noi"? "Noi che vogliamo vivere in questa terra e creare sviluppo"? Noi chi? Lui? Queste parole pronunciate da Cuffaro suonano ridicole, grottesche. Non c'è davvero limite all'indecenza.




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2 dicembre 2007

poesia

...all'uscita di scuola i ragazzi vendevano i libri
Io restavo a guardarli cercando il coraggio per imitarli
poi sconfitto tornavo a giocar con la mente e i suoi tarli
e la sera al telefono tu mi chiedevi perchè non parli..."

Lucio Battisti, I giardini di marzo


Raramente mi è capitato di ascoltare versi che descrivessero così bene l'intera mia adolescenza.




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29 novembre 2007

bisogni

Non è che lo voglia per forza; non è che lo desideri per avere qualcosa da fare la sera, o per riscaldarmi le mani nè per trovare un messaggio lieto, al mattino, quando apro gli occhi.
E' che mi serve:  per misurare la mia capacità di dare, per abbandonare il bozzolo ruvido dell'egocentrismo, per sistemare un po' questa vita così incasinata e magari incasinarla un po', nel senso buono del termine, a qualcun altro.
Vorrei condividere, non più consumare e ingoiare da sola, come un panino al volo, in macchina, quando non si ha tempo di pranzare.




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28 novembre 2007

waiting for Godot

Insomma, la dovrei smettere di essere sempre così indecisa... passo un sacco di tempo a riflettere sulle decisioni da prendere, di qualsiasi cosa si tratti: che debba scegliere un'insalata, un paio di scarpe o un lavoro è del tutto irrilevante, perchè perdo tanto di quel tempo nell'operazione di scelta da non trovarne più altro per tutto il resto. Passo la vita a decidere senza poi decidere mai oppure decido ed è sempre, o quasi, la scelta sbagliata. L'insalata scade, le scarpe sono scomode, il lavoro non va bene.
Dovrei rifletterci di meno, tanto poi qualsiasi cosa si scelga è sempre un casino. Magari se passo più tempo all'aria aperta, che so, i pensieri si ordinano meglio a contatto con l'aria, magari camminando il cervello digerisce meglio... boh.
Fatto sta che continuo a capirci poco, o nulla. E benchè il cielo plumbeo e gravido m'ispiri, con la sua voglia di cose calde e pantofole e coperte e di star raggomitolati a leggere un libro, ultimamente ho voglia di conoscere posti nuovi e gente nuova e fare cose nuove. Speriamo sempre che tutto cambi da un giorno all'altro, che ci svegliamo e tutto è più bello e diverso, diversamente bello, bello diversamente. Io vado a letto e vorrei che poi succedesse quello che succedeva in un cartone animato natalizio che vedevo sempre quando ero piccola, dove dei bimbi poverissimi che mangiavano pane duro e latte si fermavano a guardare, vogliosi, le vetrine dei negozi di dolci e potevano solo sognarli, chè soldi non ce n'erano. Poi la mattina di natale si svegliavano, e trovavano la povera casa piena piena di dolci, così, di punto in bianco e tutto cambiava, fino al prossimo pane e latte. Ma un po', cambiava.
Qui non cambia, come l'acqua di un vecchio pozzo chiuso che ristagna e c'è sopra il muschio -muschio? o che?- non cambia mai, in senso positivo intendo e sono sempre a guardare quella vetrina di dolci desiderandoli e sentendo quasi il sapore, la glassa sotto i denti e la crema sulle mani e il velo di zucchero sulla giacca e sulla punta del naso.
E tutto si risolve in una tazza di caffè caldo e in un miagolio di gatti randagi.




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22 novembre 2007

Autocelebrazione

Oggi me lo merito, un post auto celebrativo: come raramente accade, sono uscita vincitrice da un combattutissimo scontro con la mia pigrizia, e non ci sono stati nè supplementari nè rigori ma un successo netto, nitido, oserei dire storico. Insomma, è come se gli All Blacks neozelandesi perdessero in casa con, che so, la Repubblica di San Marino, o come se le Far Oer avessero buttato fuori la Francia dal girone delle qualificazioni ai prossimi europei: non è che capiti spesso e quando capita, diviene un evento.
Che poi a dirsi è poca cosa: non mi andava di far qualcosa che dovevo fare, ma l'ho fatta lo stesso. Sembra niente ma per me è uno stupro, una violenza su me stessa, violenza benefica però, come uno scapaccione quando fai i capricci, da piccolo.
Aveva ragione qualcuno, giorni fa, a sostenere che l'unico modo di combattere la pigrizia sia costringersi a fare qualcosa anche quando non si ha voglia. Sai, "qualcuno", se ti ascoltassi più spesso forse non avrei bisogno di piscologi, di manuali, di tazze di caffè e di qualcuno da incolpare, forse queste giornate sciocche e sceme e prive di senso se ne andrebbero via in tutt'altro modo, forse avrei più storie da raccontare un giorno, con le macchie sulle mani e pochi denti gialli, al vetro muto di una finestra.




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15 novembre 2007

Sindrome di Peter Pan

Certi giorni mi piacerebbe svegliarmi diversa, come illuminata da un'intuizione, una scoperta, una cosa a cui non avevo mai pensato prima. Invece non solo agisco, ma penso anche in modo assolutamente monotono e prevedibile: i miei pensieri sono sempre gli stessi, come un vocabolario con le pagine strappate e poche altre rimaste superstiti, che spiegano all'infinito poche parole già conosciute.
Non imparo affatto dai miei errori, li ripeto scioccamente e rimando, credendomi adolescente, una maturità che dovrei già possedere e tante esperienze che dovrei aver già affrontato e che, invece, rimangono per me ancora misteriose. Ho 27 anni quasi, eppure penso, agisco e spero come una sedicenne: o forse penso come una trentenne e agisco come una sedicenne, il che spiega l'estenuante, implacabile querelle fra la mia coscienza e le mie azioni quotidiane.
Io voglio crescere, e non lo voglio al tempo stesso, chè mi manca il coraggio;  che ce ne vuole, di fegato, a buttarsi a pesce fra i "grandi", a inalare nevrosi e follie e hai solo due opzioni: o ti ritrovi, tuo malgrado, a guardare il mondo dietro le quinte e ne scorgi lo spaventoso nonsense, che una volta metabolizzato ti rende cosciente dello schifo in cui vivi e non ci sono lieti fini che tengano; oppure chiudi la porta e tieni lontano il fetore, vai a metterti in tiro e ti presenti in società con il sorriso sulle labbra e un cellulare di ultima generazione in mano, pronto a scattare una foto alla tua amica spappolata da un autobus e a mandarla su internet senza fare una piega. Le nuove generazioni sono mostruose, terrificanti: a quindici, sedici anni sono già stufe del sesso, delle sbronze, delle droghe, della morte. Io non so dove scappare, dove andare per provare egoisticamente a salvarmi, non so più trovare un angolo di mondo rimasto puro, preservato da questa disastrosa epidemia che infetta e atrofizza i sentimenti. Non c'è rimasto un solo angolo di mondo nascosto alla follia inarrestabile dell'uomo.




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28 ottobre 2007

...ed è l'eterna lotta tra sesso e castità

Perchè un uomo non puo' contemporaneamente amare una donna e Dio? Perchè il genere umano ripudia i propri istinti al punto da formulare improbabili dogmi e inventarsi obblighi di castità che nessun dio pretenderebbe? Perchè, se proprio si vuol credere in Dio, non lo si vuole scorgere nelle cose del mondo ma dalle cose del mondo isolarlo, come un'entità a parte, come se il mondo e la vita e il sesso non lo riguardassero? Perchè tramutarlo in un temibile e austero inquisitore e non in padre severo ma comprensivo, perchè averne paura? Perchè la fede odora d'incenso e non di carne, sangue, terra?
Io credo che ci sia molto più Dio in un filo d'erba, in un cane o nel guardarsi negli occhi che in tutti i vecchi e nuovi testamenti.




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20 settembre 2007

Cani ribelli

Non chiedo quasi mai consigli, perchè so che tanto poi faccio sempre di testa mia e dunque evito di far perdere tempo agli altri. Che poi anche quando cerco di seguirli, ho capito una cosa: in certi casi i consigli si adattano perfettamente a chi li dà, ma poco a chi li mette in pratica. Nel senso che ci sono situazioni che vanno affrontate in base alla propria personalità, al proprio carattere e alla propria capacità di gestirle: tante volte ho ricevuto consigli che poi, all'atto pratico, si sono rivelati per me disastrosi, mentre chi me li aveva suggeriti era forte di una sua personale esperienza dall'esito evidentemente positivo. Penso ai consigli riguardo certe situazioni sentimentali, ad esempio... i classici consigli del tipo "ma buttati, ma dai, ma provaci" che poi, da me attuati, ottengono sempre lo stesso risultato: una figura di merda, e il matematico insuccesso.
Ciò non toglie comunque che esistano consigli "universali", quali ad esempio una serie di dritte su, che so, come scolare la pasta senza buttarsi addosso l'acqua bollente, come togliersi dalle suole delle scarpe una cacca di cane (o come evitare di pestarla), come fare ad appendere un quadro senza riempire il muro di crepe. Ecco, io vorrei un consiglio standard, un consiglio universale, prepagato, ricaricabile su come infilare la museruola a un cane. A un cane infido, per la precisione, che un minuto prima gioca e scondizola con occhi grati e docili e un minuto dopo si irrigidisce, ringhia e fa scattare le fauci di colpo a mò di tagliola.
Aiutatemi, perchè non so più cosa fare per permettere al veterinario di visitare il mio beagle, che ha quasi dieci anni, i testicoli "nascosti", un sospetto di insufficienza renale e una gigantesca testa di minchia.  Questa razza è tanto deliziosa quanto insopportabile: quello sguardo languido, quelle orecchie che pendono graziosamente sulle guance, quel musetto da innocente peluche nascondono in realtà una testardaggine e un'ostinazione snervanti. Impossibile impartirgli ordini, inutile provare a rinchiuderli, ridicolo chiamarli sperando in una sottomessa obbedienza o tentare di farsi dare la zampa: i beagle procedono dritti sparati per la loro strada, pelosi rompighiaccio che avanzano incuranti di suppliche, grida, lamenti, minacce. Il mio non è un'eccezione alla regola: rinchiuso, gratta le porte per tutta la notte; se lo trovo sul divano e lo sgrido, lui rimane imperturbabile, acciambellato, a guardarmi con aria di sfida o, peggio ancora, noia; se metto un cesto di vimini sulla poltrona, prima di andare a dormire, per impedirgli di accomodarvisi, lui si vendica e l'indomani mattina trovo un torrente di pipì calda e gioiosa che scorre fra le mattonelle.
E' da quasi un mese che io e mio zio tentiamo disperatamente di portarlo dal suo amico veterinario (amico di mio zio, del cane un po' meno) per un controllo: la prima volta, preda di uno straordinario sesto senso, non appena ha intravisto una macchina pronta ad accoglierlo s'è irrigidito sul divano e quando si provava a infilargli il guinzaglio, ringhiava, abbaiava e scoraggiava qualsiasi tentativo. Siamo andati avanti così per quasi due ore fino a che siamo stati costretti a prendere coscienza della sconfitta e a disdire l'appuntamento, mentre lui, trionfante, si rotolava sul tappeto.Oggi siamo riusciti a portarlo nello studio del veterinario con una sceneggiata degna di un sequestro di persona (io lo portavo fuori mentre mi davo appuntamento con mio zio in strada per caricarlo poi in macchina di sorpresa), ma una volta lì, oltre ad odorare i genitali di tutti i cani presenti, non ne ha voluto sapere di montare sul tavolo mordendo quasi il veterinario, sprovvisto di museruola perchè "contrario a questo genere di cose"(sì ma cazzo, se sei contrario ai metodi brutali o escogiti qualcos'altro per ammansire un cane, o ti lasci mordere senza opporre resistenza oppure una museruola la tieni da qualche parte per le emergenze... no?).
Risultato: devo comprare una museruola, provare a mettergliela giocando come un'idiota e poi, eventualmente, tornare da lui. E se non ci riesco, che faccio? Gli sparo una capsula di sonnifero, come agli orsi? Frattanto sono rientrata a casa coperta di bava, pulci, impronte e peli di cane, perchè durante il tragitto in macchina mi montava di sopra tutto il tempo, e ho capito cosa intendeva dire Gaber quando si lamentava della puzza di merda che non voleva andar via: sono stata cinquanta minuti sotto la doccia e ho ancora la sensazione di avere addosso una colonia di parassiti salterini.
Stasera mi sento così stanca, nervosa, amareggiata e depressa da rimpiangere di non esser nata millepiedi.





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17 giugno 2007

ma quanto cazzo era lungo quel campo?!

E' consolante sapere di non essere stata l'unica bambina al mondo a porsi determinate domande.
No, perchè a volte ho come la sensazione di aver trascorso un'infanzia anormale: le Barbie le rapavo a zero, i Ken li decapitavo, occupavo ore a ricreare la rivoluzione francese con le Polly Pocket (ma era appena passato in tv lo sceneggiato con Klaus Maria Brandauer e Vittorio Mezzogiorno ed ero rimasta impressionata dalle teste mozzate, ecco da dove deriva la mia predilezione per il pulp...) e utilizzavo la povera tartaruga Clementina come mezzo di trasporto di He-Man.
E poi vendevano nei negozi di gocattoli una "cosa", che non saprei come definire, una sorta di poltiglia gelatinosa e fosforescente simile in un certo senso alla melma ectoplasmatica che Slimer lanciava addosso ai Ghostbusters quando era felice, che non aveva una funzione ben precisa se non quella di insinuare nel bambino che la comprava un interrogativo: "cosa me ne faccio?". Io avevo risolto la questione utilizzandola come carne aliena da vendere in un'apposita macelleria improvvisata sul tavolo della cucina, mentre mia mamma stirava e si chiedeva se c'era bisogno di consultare uno psicanalista.
Ma a rendere la mia infanzia ancora più tormentata ci si mettevano anche i cartoni animati: attraverso il piccolo schermo la mia generazione ha conosciuto drammi, catastrofi  e crisi esistenziali incar(to)nate nelle eroiche, tragiche, romantiche figure di Candy Candy, Remì, Georgie, Lady Oscar, solo per citarne alcuni.
In Candy Candy morivano tutti: Anthony, quello della rosa, cadeva da cavallo. Il tizio con gli occhiali moriva in guerra. Albert perdeva la memoria. E poi c'era Terence, lo stronzo di turno e non a caso quello di cui tutte noi piccole telespettatrici ci innamoravamo.
Remì era un bambino fragile, biondo e affamato, un orfanello che si trascinava per le strade con l'aria afflitta e con la sola compagnia di un vecchio e una scimmietta in divisa. Uno sfigato, insomma, tutti lo trattavano male, nessuno lo amava.
Georgie era l'antesignana di Beautiful, con incesti e intrallazzi vari da fare impallidire Brooke Logan,  e anche lì, drammi e tragedie, mentre Lady Oscar non la guardavo, mi stava sulle palle, ma a quanto ne so qualche morto ammazzato e qualche lacrima non mancavano mai.
Insomma, si dibatte tanto sull'inclinazione alla depressione dei gggiovani d'oggi, perdendosi fra teorie imbarazzanti e suggerimenti inutili, e nessuno tira in ballo i melensi cartoni animati che ci sottoponevano per farci stare buoni. Cavolo, se c'entrano.
Fortuna che c'era Holly e Benji a tirarci su il morale: e fra una lacrima e l'altra, fra un omicidio e un cuore spezzato, fra lo sguardo mesto di un bambino coperto di stracci e le crisi esistenziali di un'orfanella sfortunata, condividevamo tutti una domanda, un'unica domanda a cui ancora oggi non troviamo risposta: ma quanto cazzo era lungo quel campo?!




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14 giugno 2007

...

Che voglia che ho di cambiare le cose...
Ah, se la vita fosse una stanza, un telefonino, una testa capelluta, una macchina fotografica... non appena si avverte l'esigenza di un mutamento, basta spostare un soprammobile, andare dal parrucchiere o in un negozio di elettronica.
Invece è un groviglio inestricabile di diffidenza, malintesi, raccomandazioni, sentimenti non corrisposti, competizioni, invidie, ex-ma non troppo ex- fidanzati/e, intoppi burocratici, meccanismi insidiosi e complicatissimi che possono modificarsi lievemente ma, nel complesso, rimangono statici e producono malumori e monotonia.
E il tempo scorre, scorre come un fiume che ha rotto gli argini e si prepara all'inondazione. La rapidità con cui si succedono settimane, mesi, anni mi terrorizza; mi angosciano le vecchie foto, gli amici che si sposano, le discussioni di lavoro, quei quattro anni appena che mi separano dai 30, la prospettiva del distacco.
Probabilmente è per questo che, non appena si toccano determinati argomenti (carriera, matrimonio/convivenza, figli), salta fuori agguerrito il mio lato bellicoso. In verità non so ancora cosa significhi essere adulti, e temo immensamente quell'attimo mai troppo lontano in cui ne avvertirò irrimediabilmente il senso.




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9 giugno 2007

In&Out

Di oggi salvo:

-The Clientele, Circa Survive, The National per i loro bei cd

- Il paziente riconoscente che ha regalato a mio padre una confezione di torroncini Condorelli

- Ibs, che mi ha illuminato sulle mie future letture

- The Rubettes, perchè la loro "Sugar Baby Love" mi trasmette una strana sensazione di benessere, energia e creatività ogni qual volta la ascolto 


E invece butto:

- Il mio cane, che oggi pomeriggio non ne ha voluto sapere di lasciarsi mettere il guinzaglio, scoraggiando le nostre intenzioni con versi minacciosi e costringendoci ad annullare l'appuntamento con il veterinario

- Il mio coniglio (sì, ce l'ho con i miei animali domestici), perchè è infoiato e sono giorni ormai che prova con irritante testardaggine a sodomizzarmi la mano

- Nick Hornby, perchè mi ha fatto spendere 8 euro per un romanzo che, tutto sommato, potevo pure non leggere (carino, ma non necessario... era meglio se prendevo quel Vonnegut che occhieggiava sullo scaffale)

Bitlord, perchè mi sta centellinando La moglie del soldato in lingua originale a 1kb e credo che di questo passo farei prima a volare a Dublino a cercare Neil Jordan per chiedergli in prestito la sua copia

- Me stessa, perchè ho ceduto all'irresistibile tentazione di riprendere a scrivere su un blog che intendevo trascurare, essendo ormai una fonte malsana di distrazione. Cercherò quantomeno di contenermi.


Dunque, 4 a 5. Le cose da buttare vincono sempre.




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13 maggio 2007

...

Sono appena rientrata da una minivacanza di due giorni nei dintorni di Siracusa, in un villaggio turistico disperso nell'arida campagna sicula e con una emozionante vista sul mare.
Durante queste 48 ore di sole, pranzi, cene e nulla da fare ho meditato alcune considerazioni:

Non ci posso fare niente, odio visceralmente i villaggi turistici. Non è proprio il genere di vacanza che fa per me.

Ho scoperto che la mia casa ideale è un rustico rudere da ristrutturare affacciato su un'interminabile distesa di spighe di grano: l'ondeggio delle spighe, le farfalle che vi volteggiano intorno e l'apparizione improvvisa di un rosso papavero che spezza il giallo di una natura aspra e selvatica mi rasserenano e mi riempiono di idee e buoni propositi.

Mai fidarsi del vento: porta brutte notizie, muta gli umori, spettina i capelli e ti fa addormentare sotto il sole abbrustolendoti per bene.

Ma soprattutto: ho definitivamente compreso che è meglio aver le mani unte di crema solare che ustioni sparse su tutto il corpo e le righe bianche lasciate dal costume alternate a chiazze rosso Tiziano.


giovedì, 10 maggio 2007




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10 maggio 2007

maledetti beagle!

Premesso che adoro il mio cane malgrado sia un testardissimo, arrogante e strafottente beagle (solo chi ne possiede uno sa cosa voglio dire), talvolta mi verrebbe davvero voglia di spalmarlo contro un muro.
Visto che il clima è caldo e il cielo è illuminato da un grassissimo sole (e stamattina non avevo fondamentalmente nulla da fare), poco fa ho deciso di fargli un bagno ed eliminare la sporcizia accumulata durante l'inverno (segue documentazione fotografica del sensazionale evento).



Dopo aver finito l'ho lasciato libero nello spiazzo davanti casa, più assolato del giardino, per permettergli di asciugarsi senza prendere freddo e perchè legato era talmente incazzato da protestare con un fracasso infernale, esibendosi nella classica ululata da foca tipica della razza.




Bene, poco fa mi sono affacciata per controllare la situazione e l'ho visto rotolarsi con gusto nell'aiuola e rialzarsi poi completamente ricoperto di terra, più sporco di prima.
Fatica sprecata. Maledetti beagle.





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7 maggio 2007

spleen

Non ci capisco più nulla.
Non voglio capirci più nulla, voglio diventare pazza, scema, andare completamente fuori di testa e passare le giornate a dirigere il traffico per strada fingendo di essere un vigile urbano.
Non voglio questo mondo, questa gente, questi ectoplasmi che si manifestano a tratti, solo quando servi, e poi tornano a farsi i cazzi loro proprio quando stai male e cerchi conforto perchè devono studiare, uscire, mangiare, guardare il telefilm in tv, tutte cose in cui non sei contemplata. Sei buona solo per le foto, per gli sfoghi sentimentali, per le menate pre esame.
Poi ti accorgi man mano che il tuo turno non viene mai, sei sempre in lista d'attesa: tocca sempre agli altri. E cominci a capire, a sentirti sola.

La fregatura, quando nasci, è che non hai alternative: altri mondi non ce ne sono, e dunque o impari a sopravvivere in questo turandoti il naso col sorriso, oppure vai giù, sempre più giù. Non si può cambiare.
Altro che specie evoluta, noi uomini siamo la specie più meschina e cogliona: l'unica potenzialmemente in grado di cogliere l'essenza delle cose e di interpretare la vita nel giusto modo eppure l'unica, paradossalmente, che si diverte a distruggerla.

Mi sento catapultata in uno di quei sogni in cui hai paura, cerchi di gridare ma non ti esce la voce.

Aiuto.




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7 maggio 2007

Basta!

E perchè non ti informi?
E come è finita col sito?
E a che punto sei con la tesi?
E sistemalo un po' sto tavolo
E il pannello com'è? Dritto? Più a destra?
E aiutami a staccare il nastro adesivo
E a che ora vieni per pranzo? Guarda che ho fame, io
E basta di essere sempre distratta
E sbrigati, sgomita, attacca, devi essere più aggressiva
E ma a cos'è che pensi tutto il giorno?
E corri, che gli altri ti fregano il posto se resti a guardare
E sì poi parliamo, quando ho tempo però
E ma che musica ascolti?
E quand'è che ti fidanzi?
E smettila di far notte al computer
E forza che è tardi e sei in ritardo, sei sempre in ritardo
E ma non hai voglia di fare niente


OOOOOOOOOOOOOOOOH!!!!

E BASTA!!!!!!!!!!




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22 aprile 2007

...

L'unica cosa veramente seccante di un viaggio sono i preparativi pre partenza. Cosa ancor più seccante dei preparativi pre partenza sono i preparativi pre partenza con mia madre che inizia ad alitarmi  sul collo già una settimana prima, raggiungendo l'apice dell'alitata sul collo il giorno precedente il ritrovo in aeroporto (cioè adesso).
Come per tutto quel che mi riguarda, riesco a concentrarmi seriamente sulla roba da portare solo la sera prima; cioè, che senso ha che cominci a pensare a cosa portarmi con un mese d'anticipo? Io la valigia la finisco in mezz'ora: apro l'armadio, tiro fuori lo stretto indispensabile (anche perchè, visto che non riesco più a comprare nemmeno una maglietta, non è che abbia tutto sto gran guardaroba), spargo tutto sul letto, poi piego e sistemo, infine chiudo. Basta. Dal giorno in cui stavo precipitando sui binari nel tentativo di caricare l'enorme valigia che avevo appresso sul treno Roma-Firenze (per un viaggetto di appena dieci giorni m'ero portata dietro tutto l'armadio), ho deciso che per ogni spostamento che non superi le due settimane porterò con me poche cose e tutte intercambiabili, a costo di lavarle in una tinozza o di camminare con una macchia di sugo di pomodoro sui jeans. Oh.
E intanto, mentre scrivo, una telefonata da Copenhagen annuncia freddo e intemperie, contro ogni rosea previsione. Cazzzzo, mi tocca rifare tutto! 

A presto






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22 aprile 2007

...

Credo di odiare tante cose. Un odio non maligno, non violento, ma solo rabbioso... generato da un idealismo di fondo che mi porta a fantasticare su quel mondo migliore che tanto vorrei ma che non esisterà mai e che contrasta  con quello effettivo, reale, vero e troppo spesso diabolico.
Ciò che però più di tutto detesto si trova da qualche parte dentro di me, e ogni volta che provo a strapparlo via si nasconde, come quei giochini virtuali in cui bisogna tirare la martellata al coniglietto prima che lui scompaia nella tana. Ecco, la mia timidezza è così: non appena intravede l'ombra del martello, scompare. E' praticamente il mio Road Runner: provo con la dinamite, la colla, i massi, le bombe ma niente... non c'è verso di eliminarla e per di più, tutti i rimedi tentati mi si ritorcono sistematicamente contro.
Vorrei parlare allo stesso modo in cui scrivo, aver sempre la cosa giusta da dire al momento opportuno, vorrei che questa pecora nera saltasse il recinto del blog in cui è confinata e si affacciasse al resto del mondo con la stessa arguzia e la stessa loquacità.
Vorrei che si capisse che vorrei, però. Almeno questo.

(che gran seccatura essere così complicati. Nella prossima vita voglio rinascere invertebrato. Voglio essere, che so, un'alga, una medusa, un paguro, una stella marina. Voglio vivere nel mare, senza orecchie nè occhi nè bocca, senza una società precostituita in cui spegnere lentamente ogni piccola fiammella di verità.)

'notte.

 




permalink | inviato da kaos il 22/4/2007 alle 2:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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