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Diario
15 marzo 2008
Orizzonti di gloria
Poi vedo certi film e m'incazzo ancor di più. Ho voglia di prendere a calci questo stato di cose, che se non riesco proprio a cancellarlo almeno un po' lo rompo. Ho voglia di fare qualcosa. Ma cosa. Cosa.
Cosa.
| inviato da kaos il 15/3/2008 alle 22:56 | |
13 marzo 2008
Modern world, I am not pleased to meet you
Quando ero più piccola, e rimanevo sconvolta di fronte alla cupa follia che regna sovrana sul mondo, mi consolavo pensando che col passare degli anni ci avrei fatto il callo e sarei riuscita ad accettarla passivamente, a subirla, ad adattarmi, a vivere insomma, senza pormi più troppi problemi, al riparo da traumi e delusioni. Invece non è così; più scorre il tempo e più cresce la mia rabbia, più forte è lo sdegno, maggiore è il pessimismo, esasperante quasi il senso di straniamento che mi coglie non appena mi immergo in società, a contatto col genere umano. Ogni giorno è una cicatrice in più che mi porto sulla carne; e cose come stupidità, tracotanza, violenza, prepotenza, arroganza, ipocrisia, soprusi, corruzione, baronie varie, limitazioni alla libertà di espressione, minacce e ritorsioni, soprattutto da parte di gente che poi sale in cattedra a riempirsi la bocca di nomi che non è degno di pronunciare, ecco, queste cose per quanto mi sforzi non le riesco a metabolizzare, a tollerare; mi provocano la più assoluta repulsione.
| inviato da kaos il 13/3/2008 alle 22:30 | |
13 febbraio 2008
Stazioni
Mi sento come se fossi su un treno che rimane fermo, mentre tutti gli altri partono e vanno chissà dove Io rimango lì, da sola, rinchiusa in un vagone di seconda classe, rannicchiata su un sedile scucito che odora di unto e sudore Rimango lì e guardo fuori dal finestrino, i binari vuoti e sporchi e un topo che li percorre, e un anziano barbone che dorme in un angolo, fra i cartoni Distendo le gambe, poggio i piedi sul sedile di fronte, scrivo il mio nome sul vetro umido E aspetto
| inviato da kaos il 13/2/2008 alle 18:34 | |
2 dicembre 2007
facce di bronzo
"Alla Sicilia i danni per la fiction su Riina"
PALERMO - "Per certi filmati i
danni non li deve chiedere la moglie di Totò Riina ma la Sicilia".
Anche il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini, a Palermo per la
convention del suo partito, si schiera contro la fiction "Il capo dei
capi", andata in onda su Canale 5, che racconta l'ascesa e la caduta di
Riina.
Dello stesso parere il presidente della Regione siciliana, Totò Cuffaro:
"Ha trasmesso un'idea sbagliata della Sicilia - ha detto il governatore
alla convention -. E nell'ultima puntata il personaggio di Schirò urla
contro il figlio che in Sicilia non c'è speranza. Fava (esponente del Pd, ndr), che ha sceneggiato la fiction, ci ha negato la speranza, per noi che vogliamo vivere in questa terra e creare sviluppo".
"Noi"? "Noi che vogliamo vivere in
questa terra e creare sviluppo"? Noi chi? Lui? Queste parole
pronunciate da Cuffaro suonano ridicole, grottesche. Non c'è davvero
limite all'indecenza.
| inviato da kaos il 2/12/2007 alle 14:16 | |
2 dicembre 2007
poesia
...all'uscita di scuola i ragazzi vendevano i libri
Io restavo a guardarli cercando il coraggio per imitarli
poi sconfitto tornavo a giocar con la mente e i suoi tarli
e la sera al telefono tu mi chiedevi perchè non parli..."
Lucio Battisti, I giardini di marzo
Raramente mi è capitato di ascoltare versi che descrivessero così bene l'intera mia adolescenza.
| inviato da kaos il 2/12/2007 alle 0:50 | |
29 novembre 2007
bisogni
Non è che lo
voglia per forza; non è che lo desideri per avere qualcosa da fare la
sera, o per riscaldarmi le mani nè per trovare un messaggio lieto, al
mattino, quando apro gli occhi.
E' che mi serve: per
misurare la mia capacità di dare, per abbandonare il bozzolo ruvido
dell'egocentrismo, per sistemare un po' questa vita così incasinata e
magari incasinarla un po', nel senso buono del termine, a qualcun altro.
Vorrei condividere, non più consumare e ingoiare da sola, come un
panino al volo, in macchina, quando non si ha tempo di pranzare.
| inviato da kaos il 29/11/2007 alle 14:14 | |
28 novembre 2007
waiting for Godot
Insomma, la
dovrei smettere di essere sempre così indecisa... passo un sacco di
tempo a riflettere sulle decisioni da prendere, di qualsiasi cosa si
tratti: che debba scegliere un'insalata, un paio di scarpe o un lavoro
è del tutto irrilevante, perchè perdo tanto di quel tempo
nell'operazione di scelta da non trovarne più altro per tutto il resto.
Passo la vita a decidere senza poi decidere mai oppure decido ed è
sempre, o quasi, la scelta sbagliata. L'insalata scade, le scarpe sono
scomode, il lavoro non va bene.
Dovrei rifletterci di meno, tanto poi qualsiasi cosa si scelga è sempre
un casino. Magari se passo più tempo all'aria aperta, che so, i
pensieri si ordinano meglio a contatto con l'aria, magari camminando il
cervello digerisce meglio... boh.
Fatto sta che continuo a capirci poco, o nulla. E benchè il cielo
plumbeo e gravido m'ispiri, con la sua voglia di cose calde e pantofole
e coperte e di star raggomitolati a leggere un libro, ultimamente ho
voglia di conoscere posti nuovi e gente nuova e fare cose nuove.
Speriamo sempre che tutto cambi da un giorno all'altro, che ci
svegliamo e tutto è più bello e diverso, diversamente bello, bello
diversamente. Io vado a letto e vorrei che poi succedesse quello che
succedeva in un cartone animato natalizio che vedevo sempre quando ero
piccola, dove dei bimbi poverissimi che mangiavano pane duro e latte si
fermavano a guardare, vogliosi, le vetrine dei negozi di dolci e
potevano solo sognarli, chè soldi non ce n'erano. Poi la mattina di
natale si svegliavano, e trovavano la povera casa piena piena di dolci,
così, di punto in bianco e tutto cambiava, fino al prossimo pane e
latte. Ma un po', cambiava.
Qui non cambia, come l'acqua di un vecchio pozzo chiuso che ristagna e
c'è sopra il muschio -muschio? o che?- non cambia mai, in senso
positivo intendo e sono sempre a guardare quella vetrina di dolci
desiderandoli e sentendo quasi il sapore, la glassa sotto i denti e la
crema sulle mani e il velo di zucchero sulla giacca e sulla punta del
naso.
E tutto si risolve in una tazza di caffè caldo e in un miagolio di gatti randagi.
| inviato da kaos il 28/11/2007 alle 13:16 | |
22 novembre 2007
Autocelebrazione
Oggi me lo merito, un post auto
celebrativo: come raramente accade, sono uscita vincitrice da un
combattutissimo scontro con la mia pigrizia, e non ci sono stati nè
supplementari nè rigori ma un successo netto, nitido, oserei dire
storico. Insomma, è come se gli All Blacks neozelandesi perdessero in
casa con, che so, la Repubblica di San Marino, o come se le Far Oer
avessero buttato fuori la Francia dal girone delle qualificazioni ai
prossimi europei: non è che capiti spesso e quando capita, diviene un
evento.
Che poi a dirsi è poca cosa: non mi andava di far qualcosa che dovevo
fare, ma l'ho fatta lo stesso. Sembra niente ma per me è uno stupro,
una violenza su me stessa, violenza benefica però, come uno scapaccione
quando fai i capricci, da piccolo.
Aveva ragione qualcuno, giorni fa, a sostenere che l'unico modo di
combattere la pigrizia sia costringersi a fare qualcosa anche quando
non si ha voglia. Sai, "qualcuno", se ti ascoltassi più spesso forse
non avrei bisogno di piscologi, di manuali, di tazze di caffè e di
qualcuno da incolpare, forse queste giornate sciocche e sceme e prive
di senso se ne andrebbero via in tutt'altro modo, forse avrei più
storie da raccontare un giorno, con le macchie sulle mani e pochi denti
gialli, al vetro muto di una finestra.
| inviato da kaos il 22/11/2007 alle 18:43 | |
15 novembre 2007
Sindrome di Peter Pan
Certi giorni mi piacerebbe svegliarmi
diversa, come illuminata da un'intuizione, una scoperta, una cosa a cui
non avevo mai pensato prima. Invece non solo agisco, ma penso anche in
modo assolutamente monotono e prevedibile: i miei pensieri sono sempre
gli stessi, come un vocabolario con le pagine strappate e poche altre
rimaste superstiti, che spiegano all'infinito poche parole già
conosciute.
Non imparo affatto dai miei errori, li ripeto scioccamente e rimando,
credendomi adolescente, una maturità che dovrei già possedere e tante
esperienze che dovrei aver già affrontato e che, invece, rimangono per
me ancora misteriose. Ho 27 anni quasi, eppure penso, agisco e spero
come una sedicenne: o forse penso come una trentenne e agisco come una
sedicenne, il che spiega l'estenuante, implacabile querelle fra la mia coscienza e le mie azioni quotidiane.
Io voglio crescere, e non lo voglio al tempo stesso, chè mi manca il
coraggio; che ce ne vuole, di fegato, a buttarsi a pesce fra i
"grandi", a inalare nevrosi e follie e hai solo due opzioni: o ti
ritrovi, tuo malgrado, a guardare il mondo dietro le quinte e ne scorgi
lo spaventoso nonsense,
che una volta metabolizzato ti rende cosciente dello schifo in cui vivi
e non ci sono lieti fini che tengano; oppure chiudi la porta e tieni
lontano il fetore, vai a metterti in tiro e ti presenti in società con
il sorriso sulle labbra e un cellulare di ultima generazione in mano,
pronto a scattare una foto alla tua amica spappolata da un autobus e a
mandarla su internet senza fare una piega. Le nuove generazioni sono
mostruose, terrificanti: a quindici, sedici anni sono già stufe del
sesso, delle sbronze, delle droghe, della morte. Io non so dove
scappare, dove andare per provare egoisticamente a salvarmi, non so più
trovare un angolo di mondo rimasto puro, preservato da questa
disastrosa epidemia che infetta e atrofizza i sentimenti. Non c'è
rimasto un solo angolo di mondo nascosto alla follia inarrestabile
dell'uomo.
| inviato da kaos il 15/11/2007 alle 23:28 | |
28 ottobre 2007
...ed è l'eterna lotta tra sesso e castità
Perchè un uomo non puo' contemporaneamente
amare una donna e Dio? Perchè il genere umano ripudia i propri istinti
al punto da formulare improbabili dogmi e inventarsi obblighi di
castità che nessun dio pretenderebbe? Perchè, se proprio si vuol
credere in Dio, non lo si vuole scorgere nelle cose del mondo ma dalle
cose del mondo isolarlo, come un'entità a parte, come se il mondo e la
vita e il sesso non lo riguardassero? Perchè tramutarlo in un temibile
e austero inquisitore e non in padre severo ma comprensivo, perchè
averne paura? Perchè la fede odora d'incenso e non di carne, sangue,
terra?
Io credo che ci sia molto più Dio in un filo d'erba, in un cane o nel
guardarsi negli occhi che in tutti i vecchi e nuovi testamenti.
| inviato da kaos il 28/10/2007 alle 1:10 | |
20 settembre 2007
Cani ribelli
Non chiedo quasi mai consigli, perchè so
che tanto poi faccio sempre di testa mia e dunque evito di far perdere
tempo agli altri. Che poi anche quando cerco di seguirli, ho capito una
cosa: in certi casi i consigli si adattano perfettamente a chi li dà,
ma poco a chi li mette in pratica. Nel senso che ci sono situazioni che
vanno affrontate in base alla propria personalità, al proprio carattere
e alla propria capacità di gestirle: tante volte ho ricevuto consigli
che poi, all'atto pratico, si sono rivelati per me disastrosi, mentre
chi me li aveva suggeriti era forte di una sua personale esperienza
dall'esito evidentemente positivo. Penso ai consigli riguardo certe
situazioni sentimentali, ad esempio... i classici consigli del tipo "ma
buttati, ma dai, ma provaci" che poi, da me attuati, ottengono sempre
lo stesso risultato: una figura di merda, e il matematico insuccesso.
Ciò non toglie comunque che esistano consigli "universali", quali ad
esempio una serie di dritte su, che so, come scolare la pasta senza
buttarsi addosso l'acqua bollente, come togliersi dalle suole delle
scarpe una cacca di cane (o come evitare di pestarla), come fare ad
appendere un quadro senza riempire il muro di crepe. Ecco, io vorrei un
consiglio standard, un consiglio universale, prepagato, ricaricabile su
come infilare la museruola a un cane. A un cane infido, per la
precisione, che un minuto prima gioca e scondizola con occhi grati e
docili e un minuto dopo si irrigidisce, ringhia e fa scattare le fauci
di colpo a mò di tagliola.
Aiutatemi, perchè non so più cosa fare per permettere al veterinario di
visitare il mio beagle, che ha quasi dieci anni, i testicoli
"nascosti", un sospetto di insufficienza renale e una gigantesca testa
di minchia. Questa razza è tanto deliziosa quanto insopportabile:
quello sguardo languido, quelle orecchie che pendono graziosamente
sulle guance, quel musetto da innocente peluche nascondono in realtà
una testardaggine e un'ostinazione snervanti. Impossibile impartirgli
ordini, inutile provare a rinchiuderli, ridicolo chiamarli sperando in
una sottomessa obbedienza o tentare di farsi dare la zampa: i beagle
procedono dritti sparati per la loro strada, pelosi rompighiaccio che
avanzano incuranti di suppliche, grida, lamenti, minacce. Il mio non è
un'eccezione alla regola: rinchiuso, gratta le porte per tutta la
notte; se lo trovo sul divano e lo sgrido, lui rimane imperturbabile,
acciambellato, a guardarmi con aria di sfida o, peggio ancora, noia; se
metto un cesto di vimini sulla poltrona, prima di andare a dormire, per
impedirgli di accomodarvisi, lui si vendica e l'indomani mattina trovo
un torrente di pipì calda e gioiosa che scorre fra le mattonelle.
E' da quasi un mese che io e mio zio tentiamo disperatamente di
portarlo dal suo amico veterinario (amico di mio zio, del cane un po'
meno) per un controllo: la prima volta, preda di uno straordinario
sesto senso, non appena ha intravisto una macchina pronta ad
accoglierlo s'è irrigidito sul divano e quando si provava a infilargli
il guinzaglio, ringhiava, abbaiava e scoraggiava qualsiasi tentativo.
Siamo andati avanti così per quasi due ore fino a che siamo stati
costretti a prendere coscienza della sconfitta e a disdire
l'appuntamento, mentre lui, trionfante, si rotolava sul tappeto.Oggi
siamo riusciti a portarlo nello studio del veterinario con una
sceneggiata degna di un sequestro di persona (io lo portavo fuori
mentre mi davo appuntamento con mio zio in strada per caricarlo poi in
macchina di sorpresa), ma una volta lì, oltre ad odorare i genitali di
tutti i cani presenti, non ne ha voluto sapere di montare sul tavolo
mordendo quasi il veterinario, sprovvisto di museruola perchè
"contrario a questo genere di cose"(sì ma cazzo, se sei contrario ai
metodi brutali o escogiti qualcos'altro per ammansire un cane, o ti
lasci mordere senza opporre resistenza oppure una museruola la tieni da
qualche parte per le emergenze... no?).
Risultato: devo comprare una museruola, provare a mettergliela giocando
come un'idiota e poi, eventualmente, tornare da lui. E se non ci
riesco, che faccio? Gli sparo una capsula di sonnifero, come agli orsi?
Frattanto sono rientrata a casa coperta di bava, pulci, impronte e peli
di cane, perchè durante il tragitto in macchina mi montava di sopra
tutto il tempo, e ho capito cosa intendeva dire Gaber quando si
lamentava della puzza di merda che non voleva andar via: sono stata
cinquanta minuti sotto la doccia e ho ancora la sensazione di avere
addosso una colonia di parassiti salterini.
Stasera mi sento così stanca, nervosa, amareggiata e depressa da rimpiangere di non esser nata millepiedi.
| inviato da kaos il 20/9/2007 alle 11:2 | |
17 giugno 2007
ma quanto cazzo era lungo quel campo?!
E' consolante sapere di non essere stata l'unica bambina al mondo a porsi determinate domande.
No, perchè a volte ho come la sensazione di aver trascorso un'infanzia
anormale: le Barbie le rapavo a zero, i Ken li decapitavo, occupavo ore
a ricreare la rivoluzione francese con le Polly Pocket (ma era appena
passato in tv lo sceneggiato con Klaus Maria Brandauer e Vittorio
Mezzogiorno ed ero rimasta impressionata dalle teste mozzate, ecco da
dove deriva la mia predilezione per il pulp...) e utilizzavo la povera
tartaruga Clementina come mezzo di trasporto di He-Man.
E poi vendevano nei negozi di gocattoli una "cosa", che non saprei come
definire, una sorta di poltiglia gelatinosa e fosforescente simile in
un certo senso alla melma ectoplasmatica che Slimer lanciava addosso ai
Ghostbusters quando era felice, che non aveva una funzione ben precisa
se non quella di insinuare nel bambino che la comprava un
interrogativo: "cosa me ne faccio?". Io avevo risolto la questione
utilizzandola come carne aliena da vendere in un'apposita macelleria
improvvisata sul tavolo della cucina, mentre mia mamma stirava e si
chiedeva se c'era bisogno di consultare uno psicanalista.
Ma a rendere la mia infanzia ancora più tormentata ci si mettevano
anche i cartoni animati: attraverso il piccolo schermo la mia
generazione ha conosciuto drammi, catastrofi e crisi esistenziali
incar(to)nate nelle eroiche, tragiche, romantiche figure di Candy
Candy, Remì, Georgie, Lady Oscar, solo per citarne alcuni.
In Candy Candy morivano tutti: Anthony, quello della rosa, cadeva da
cavallo. Il tizio con gli occhiali moriva in guerra. Albert perdeva la
memoria. E poi c'era Terence, lo stronzo di turno e non a caso quello
di cui tutte noi piccole telespettatrici ci innamoravamo.
Remì era un bambino fragile, biondo e affamato, un orfanello che si
trascinava per le strade con l'aria afflitta e con la sola compagnia di
un vecchio e una scimmietta in divisa. Uno sfigato, insomma, tutti lo
trattavano male, nessuno lo amava.
Georgie era l'antesignana di Beautiful, con incesti e intrallazzi vari
da fare impallidire Brooke Logan, e anche lì, drammi e tragedie,
mentre Lady Oscar non la guardavo, mi stava sulle palle, ma a quanto ne
so qualche morto ammazzato e qualche lacrima non mancavano mai.
Insomma, si dibatte tanto sull'inclinazione alla depressione dei
gggiovani d'oggi, perdendosi fra teorie imbarazzanti e suggerimenti
inutili, e nessuno tira in ballo i melensi cartoni animati che ci
sottoponevano per farci stare buoni. Cavolo, se c'entrano.
Fortuna che c'era Holly e Benji a tirarci su il morale: e fra una
lacrima e l'altra, fra un omicidio e un cuore spezzato, fra lo sguardo
mesto di un bambino coperto di stracci e le crisi esistenziali di
un'orfanella sfortunata, condividevamo tutti una domanda, un'unica
domanda a cui ancora oggi non troviamo risposta: ma quanto cazzo era
lungo quel campo?!
| inviato da kaos il 17/6/2007 alle 18:16 | |
14 giugno 2007
...
Che voglia che ho di cambiare le cose...
Ah, se la vita fosse una stanza, un telefonino, una testa capelluta,
una macchina fotografica... non appena si avverte l'esigenza di un
mutamento, basta spostare un soprammobile, andare dal parrucchiere o in
un negozio di elettronica.
Invece è un groviglio inestricabile di diffidenza, malintesi,
raccomandazioni, sentimenti non corrisposti, competizioni, invidie,
ex-ma non troppo ex- fidanzati/e, intoppi burocratici, meccanismi
insidiosi e complicatissimi che possono modificarsi lievemente ma, nel
complesso, rimangono statici e producono malumori e monotonia.
E il tempo scorre, scorre come un fiume che ha rotto gli argini e si
prepara all'inondazione. La rapidità con cui si succedono settimane,
mesi, anni mi terrorizza; mi angosciano le vecchie foto, gli amici che
si sposano, le discussioni di lavoro, quei quattro anni appena che mi
separano dai 30, la prospettiva del distacco.
Probabilmente è per questo che, non appena si toccano determinati
argomenti (carriera, matrimonio/convivenza, figli), salta fuori
agguerrito il mio lato bellicoso. In verità non so ancora cosa
significhi essere adulti, e temo immensamente quell'attimo mai troppo
lontano in cui ne avvertirò irrimediabilmente il senso.
| inviato da kaos il 14/6/2007 alle 21:53 | |
9 giugno 2007
In&Out
Di oggi salvo:
-The Clientele, Circa Survive, The National per i loro bei cd
- Il paziente riconoscente che ha regalato a mio padre una confezione di torroncini Condorelli
- Ibs, che mi ha illuminato sulle mie future letture
- The Rubettes, perchè la loro
"Sugar Baby Love" mi trasmette una strana sensazione di benessere,
energia e creatività ogni qual volta la ascolto
E invece butto:
- Il mio cane, che oggi pomeriggio
non ne ha voluto sapere di lasciarsi mettere il guinzaglio,
scoraggiando le nostre intenzioni con versi minacciosi e costringendoci
ad annullare l'appuntamento con il veterinario
- Il mio coniglio (sì, ce l'ho con i
miei animali domestici), perchè è infoiato e sono giorni ormai che
prova con irritante testardaggine a sodomizzarmi la mano
- Nick Hornby, perchè mi ha fatto
spendere 8 euro per un romanzo che, tutto sommato, potevo pure non
leggere (carino, ma non necessario... era meglio se prendevo quel
Vonnegut che occhieggiava sullo scaffale)
- Bitlord, perchè mi sta
centellinando La moglie del soldato in lingua originale a 1kb e credo
che di questo passo farei prima a volare a Dublino a cercare Neil
Jordan per chiedergli in prestito la sua copia
- Me stessa, perchè ho ceduto
all'irresistibile tentazione di riprendere a scrivere su un blog che
intendevo trascurare, essendo ormai una fonte malsana di distrazione.
Cercherò quantomeno di contenermi.
Dunque, 4 a 5. Le cose da buttare vincono sempre.
| inviato da kaos il 9/6/2007 alle 0:47 | |
13 maggio 2007
...
Sono
appena rientrata da una minivacanza di due giorni nei dintorni di
Siracusa, in un villaggio turistico disperso nell'arida campagna sicula
e con una emozionante vista sul mare.
Durante queste 48 ore di sole, pranzi, cene e nulla da fare ho meditato alcune considerazioni:
Non ci posso fare niente, odio visceralmente i villaggi turistici. Non è proprio il genere di vacanza che fa per me.
Ho scoperto che la mia casa ideale è un rustico rudere da ristrutturare
affacciato su un'interminabile distesa di spighe di grano: l'ondeggio
delle spighe, le farfalle che vi volteggiano intorno e l'apparizione
improvvisa di un rosso papavero che spezza il giallo di una natura
aspra e selvatica mi rasserenano e mi riempiono di idee e buoni
propositi.
Mai fidarsi del vento: porta brutte notizie, muta gli umori, spettina i
capelli e ti fa addormentare sotto il sole abbrustolendoti per bene.
Ma soprattutto: ho definitivamente compreso che è meglio aver le mani
unte di crema solare che ustioni sparse su tutto il corpo e le righe
bianche lasciate dal costume alternate a chiazze rosso Tiziano.
giovedì, 10 maggio 2007
| inviato da kaos il 13/5/2007 alle 13:55 | |
10 maggio 2007
maledetti beagle!
Premesso
che adoro il mio cane malgrado sia un testardissimo, arrogante e
strafottente beagle (solo chi ne possiede uno sa cosa voglio dire),
talvolta mi verrebbe davvero voglia di spalmarlo contro un muro.
Visto che il clima è caldo e il cielo è illuminato da un grassissimo
sole (e stamattina non avevo fondamentalmente nulla da fare), poco fa
ho deciso di fargli un bagno ed eliminare la sporcizia accumulata
durante l'inverno (segue documentazione fotografica del sensazionale
evento).
Dopo aver finito l'ho lasciato libero nello spiazzo davanti casa, più
assolato del giardino, per permettergli di asciugarsi senza prendere
freddo e perchè legato era talmente incazzato da protestare con un
fracasso infernale, esibendosi nella classica ululata da foca tipica
della razza.
Bene, poco fa mi sono affacciata per controllare la situazione e l'ho
visto rotolarsi con gusto nell'aiuola e rialzarsi poi completamente
ricoperto di terra, più sporco di prima.
Fatica sprecata. Maledetti beagle.
| inviato da kaos il 10/5/2007 alle 14:2 | |
7 maggio 2007
spleen
Non ci capisco più nulla.
Non voglio capirci più nulla, voglio diventare pazza, scema, andare
completamente fuori di testa e passare le giornate a dirigere il
traffico per strada fingendo di essere un vigile urbano.
Non voglio questo mondo, questa gente, questi ectoplasmi che si
manifestano a tratti, solo quando servi, e poi tornano a farsi i cazzi
loro proprio quando stai male e cerchi conforto perchè devono studiare,
uscire, mangiare, guardare il telefilm in tv, tutte cose in cui non sei
contemplata. Sei buona solo per le foto, per gli sfoghi sentimentali,
per le menate pre esame.
Poi ti accorgi man mano che il tuo turno non viene mai, sei sempre in
lista d'attesa: tocca sempre agli altri. E cominci a capire, a sentirti
sola.
La fregatura, quando nasci, è che non hai alternative: altri mondi non
ce ne sono, e dunque o impari a sopravvivere in questo turandoti il
naso col sorriso, oppure vai giù, sempre più giù. Non si può cambiare.
Altro che specie evoluta, noi uomini siamo la specie più meschina e
cogliona: l'unica potenzialmemente in grado di cogliere l'essenza delle
cose e di interpretare la vita nel giusto modo eppure l'unica,
paradossalmente, che si diverte a distruggerla.
Mi sento catapultata in uno di quei sogni in cui hai paura, cerchi di gridare ma non ti esce la voce.
Aiuto.
| inviato da kaos il 7/5/2007 alle 21:3 | |
7 maggio 2007
Basta!
E perchè non ti informi?
E come è finita col sito?
E a che punto sei con la tesi?
E sistemalo un po' sto tavolo
E il pannello com'è? Dritto? Più a destra?
E aiutami a staccare il nastro adesivo
E a che ora vieni per pranzo? Guarda che ho fame, io
E basta di essere sempre distratta
E sbrigati, sgomita, attacca, devi essere più aggressiva
E ma a cos'è che pensi tutto il giorno?
E corri, che gli altri ti fregano il posto se resti a guardare
E sì poi parliamo, quando ho tempo però
E ma che musica ascolti?
E quand'è che ti fidanzi?
E smettila di far notte al computer
E forza che è tardi e sei in ritardo, sei sempre in ritardo
E ma non hai voglia di fare niente
OOOOOOOOOOOOOOOOH!!!!
E BASTA!!!!!!!!!! 
| inviato da kaos il 7/5/2007 alle 16:11 | |
22 aprile 2007
...
L'unica cosa veramente seccante di
un viaggio sono i preparativi pre partenza. Cosa ancor più seccante dei
preparativi pre partenza sono i preparativi pre partenza con mia madre
che inizia ad alitarmi sul collo già una settimana prima, raggiungendo
l'apice dell'alitata sul collo il giorno precedente il ritrovo in
aeroporto (cioè adesso).
Come per tutto quel che mi riguarda, riesco a concentrarmi seriamente
sulla roba da portare solo la sera prima; cioè, che senso ha che
cominci a pensare a cosa portarmi con un mese d'anticipo? Io la valigia
la finisco in mezz'ora: apro l'armadio, tiro fuori lo stretto
indispensabile (anche perchè, visto che non riesco più a comprare
nemmeno una maglietta, non è che abbia tutto sto gran guardaroba),
spargo tutto sul letto, poi piego e sistemo, infine chiudo. Basta. Dal
giorno in cui stavo precipitando sui binari nel tentativo di caricare
l'enorme valigia che avevo appresso sul treno Roma-Firenze (per un
viaggetto di appena dieci giorni m'ero portata dietro tutto l'armadio),
ho deciso che per ogni spostamento che non superi le due settimane
porterò con me poche cose e tutte intercambiabili, a costo di lavarle
in una tinozza o di camminare con una macchia di sugo di pomodoro sui
jeans. Oh.
E intanto, mentre scrivo, una telefonata da Copenhagen annuncia freddo
e intemperie, contro ogni rosea previsione. Cazzzzo, mi tocca rifare
tutto! 
A presto 
| inviato da kaos il 22/4/2007 alle 21:24 | |
22 aprile 2007
...
Credo
di odiare tante cose. Un odio non maligno, non violento, ma solo
rabbioso... generato da un idealismo di fondo che mi porta a
fantasticare su quel mondo migliore che tanto vorrei ma che non
esisterà mai e che contrasta con quello effettivo, reale, vero e
troppo spesso diabolico.
Ciò che però più di tutto detesto si trova da qualche parte dentro di
me, e ogni volta che provo a strapparlo via si nasconde, come quei
giochini virtuali in cui bisogna tirare la martellata al coniglietto
prima che lui scompaia nella tana. Ecco, la mia timidezza è così: non
appena intravede l'ombra del martello, scompare. E' praticamente il mio
Road Runner: provo con la dinamite, la colla, i massi, le bombe ma
niente... non c'è verso di eliminarla e per di più, tutti i rimedi
tentati mi si ritorcono sistematicamente contro.
Vorrei parlare allo stesso modo in cui scrivo, aver sempre la cosa
giusta da dire al momento opportuno, vorrei che questa pecora nera
saltasse il recinto del blog in cui è confinata e si affacciasse al
resto del mondo con la stessa arguzia e la stessa loquacità.
Vorrei che si capisse che vorrei, però. Almeno questo.
(che gran seccatura essere così complicati. Nella prossima vita voglio
rinascere invertebrato. Voglio essere, che so, un'alga, una medusa, un
paguro, una stella marina. Voglio vivere nel mare, senza orecchie nè
occhi nè bocca, senza una società precostituita in cui spegnere
lentamente ogni piccola fiammella di verità.)
'notte.
| inviato da kaos il 22/4/2007 alle 2:39 | |
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