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pensieri oziosi di un' oziosa


Diario


17 marzo 2011

ParanoidAndroid

Ultimamente mi prendono spesso quelle che io chiamo "crisi di monotonia": la routine di ogni cosa mi lascia un velo di catrame in testa, come una sorta di insofferenza che avverto proprio a livello cerebrale  che somatizzo, poi, nell'irregolarità del respiro. Nei giorni più critici, mi annoia persino la mia faccia; non perché sia particolarmente brutta o bella, semplicemente perché è sempre la stessa: può modificarsi impercettibilmente per effetto di una microscopica ruga, di un nuovo neo, di un solco misterioso spuntato dal nulla; ma, fondamentalmente, rimane la stessa.
Certi cambiamenti non si avvertono per niente, invisibili all'occhio umano come un batterio o un microbo. L'asse della Terra può spostarsi di dieci centimetri, e nessuno se ne accorge; l'ozono si buca, e continuiamo la nostra vita come se niente fosse; spunta un solco sul tuo viso e tu continui tranquillamente a sorseggiare il caffè, guardando il telegiornale e ripassando in mente gli impegni della giornata. Quel solco non c'è, non ci sarà mai. Ci sarà sempre e solo la tua faccia, il tuo naso, le tue labbra e quella sottile, inquieta sensazione di deja vu che ti coglie quando ti guardi allo specchio del bagno, riflettendo ancora l'ultimo sogno della notte. Non sai cos'è, ma il tuo inconscio in qualche modo la decodifica e te la sbatte proprio lì, nel lavandino pieno d'acqua: Sartre l'avrebbe chiamata "nausea", «che vi prende a tradimento e vi fa galleggiare in una tiepida palude temporale».
Eppure c'è chi scorge novità dappertutto, ogni giorno. Spunta un fiore, e questo basta per allietare la giornata a qualcuno. Se spunta dal marciapiede, poi, è lo stupore, la meraviglia, e quel fiore, con i petali viola seghettati e spiegazzati dai ciechi passi dei viandanti, ignari di aver calpestato cotanta bellezza, è un eroe che lotta contro indifferenza e abuso edilizio.


Io non sono così. Io compio sforzi madornali, ogni notte, per guardare il cielo e trovare una stella nuova, o un nuovo mistero. Certe volte vedo solo buio e aerei che passano, gelidi pezzi di ferro guidati da uomini. Altre, invece, non vedo nulla ma sento qualcosa, o preferisco convincermi che sia così, che un giorno scarteremo la stratosfera come una caramella e tutto sarà limpido, chiaro, tutto avrà un senso. A volte, l'infinito è una cosa lontana, o forse non esiste, o forse, ancora, è qualcosa di insolito, che non mi appartiene, è un quadro metafisico, un grosso limone giallo appeso nel cielo, ma non un mio problema. Altre, invece, mi sembra quasi di vederlo: ha gli occhi così belli che vuoi specchiartici dentro, ma lui invece si volta, se ne va, lasciandoti sola nel letto a girarti e rigirarti chiedendoti chi sia, dove sia andato, dov'è che trascinerà te e tutto quanto. Guardare l'infinito negli occhi è come infilare un braccio fra le fiamme di un camino. 
Dipende dai giorni, sostanzialmente, dipende dai miei livelli di serotonina, da quanto zucchero ho messo nel caffè o da quanti sguardi ho afferrato nella mia strada, compreso il mio. 
Però ci penso. Sempre. Non so dominare i miei pensieri, non ho controllo su di me: la mia mente sembra un'altra persona. Sembra un bambino incazzato in un negozio di giocattoli, o un cane piantato in mezzo alla strada che non vuole saperne di muoversi. E' qualcosa di affascinante e insieme fastidioso. Voglio dire, la mente dell'uomo è senza limiti: non si fa imbrigliare dalle catene dell'istinto, le spezza e le travalica e si trova poi, però, smarrita in un universo di pensieri, idee, sogni, riflessioni che si rincorrono l'uno dietro l'altro e non le danno pace. Fragile come un cristallo e solida come una roccia. 




permalink | inviato da kaos il 17/3/2011 alle 23:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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