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Ho il difetto di non saper mantenere la concentrazione per più di dieci secondi su un discorso, su una raccomandazione, un consiglio, una spiegazione. Sono i dettagli che mi distraggono, perchè fondamentalmente li trovo più interessanti. Mi piace leggere uno sguardo, un movimento d'occhi, lo spostamento del bulbo oculare verso qualcuno/qualcosa in maniera del tutto spontanea e inconscia. Mi piace guardare le mani, cogliere lo strofinìo nervoso dei polpastrelli, osservare il disintegrarsi di una mollica di pane fra le falangi o l'ostinazione delle dita che tentano di strappare l'etichetta da una bottiglia di Coca Cola, il modo in cui si posano sulle gambe, o come vengono poggiate sul tavolo e come stringono le posate, e se stanno pendenti sui fianchi o scivolano nelle tasche e se sì, come.
Mi piace osservare le pieghe che prendono le labbra nel corso di una conversazione, l'arricciarsi del naso durante un sorriso, le ciocche di capelli che scivolano sulla fronte pronte per essere ricacciate indietro, la posizione del viso, ora inclinato, ora sollevato quasi a guardare il cielo, lo sfregamento degli occhi che riempie i momenti di vuoto, come a voler giustificarlo, gli attimi di straniamento, di palpebre spalancate quasi a voler risucchiare il mondo intero nel buco nero delle pupille, fisse sul bicchiere di carta, perse in chissà quali volti o immagini o sensazioni.
Mi piace fotografare un istante di verità inconsapevole e poi riguardarlo, ripassarlo in mente e raccontarmi una storia nel silenzio del dopo.
Ho un'innata tendenza alla distrazione, ma un'attenzione eccessiva per i dettagli. Solo che i dettagli sono la realtà senza filtri, flussi di coscienza condensati in movimenti corporei inconsci, liberati dalle catene del pensiero. E per questo, il più delle volte, fanno male.


Pubblicato il 1/2/2007 alle 3.3 nella rubrica Diario.

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