Blog: http://kaos.ilcannocchiale.it

Aliens

Va bene, star sola in fin dei conti mi piace. Già all'asilo, mentre i bambini stavano allegramente insieme a canticchiare le filastrocche in grembo alla maestra, io me ne andavo in disparte a giocare con i sassi del cortile, sola soletta. Costruivo una montagnetta più grande, poi altre due più piccole accanto, spezzavo un legnetto, ci appiccicavo su una foglia a mo' di bandiera, lo conficcavo in cima e avevo il mio castello, pronto a raccontarmi le storie che volevo sentire.
A scuola invece disegnavo, ma è stata più dura, perché ero timida e a scuola non ci si può permettere di essere timidi, a scuola si è fighi solo se si fa ridere, se si va in bagno a fumare, se ci si veste come la moda comanda e ci si riempie gli occhi di trucco e di sguardi ammiccanti. E io disegnavo, qualche volta scrivevo anche... scrivevo e pensavo che sarebbe finita, un giorno, che su quei banchi non sarei più tornata e potevo stare da sola con la mia musica e i miei pensieri, a ritagliarmi un micro mondo morbido e corazzato che potesse proteggermi da tutto e tutti, perché quello vero io non sapevo affrontarlo e la gente mi faceva paura, la vedevo brutalmente sicura, aggressiva, volgare, sbracata, violenta, senza gentilezza né dolcezza né premura e tirava frecce che mi arrivavano addosso e mi spaccavano tutto come se fossi di burro mentre io non tiravo nulla e non volevo tirare nulla...
Non è che non provassi ad esser socievole, ma era come se appartenessi a un altro pianeta: non capivo, non capivo cosa dovessi dire, fare, non capivo perché tutti si affannavano a voler dimostrare qualcosa, a voler significare qualcosa, non capivo perché era così bello rinchiudersi in un casermone pieno di luci, fumo, caos e quella musica sempre uguale ossessiva brutta a scavalcare sguardi e parole, a precludere qualsiasi tentativo di comunicazione, a rimescolarti il cervello.
Non capivo perché era così importante mettere i tacchi altissimi e le minigonne -sì va bene ognuno può indossare quello che vuole, non me ne frega niente ma perché era COSI' importante. Perché così tanto.
Perché era così importante fare e non dire, infilare le mani nei pantaloni dei ragazzi senza neppure guardarli in faccia, portarseli in camera per poi buttarli via il giorno dopo come si fa con i telefonini e le batterie del telecomando...
E non capivo perché tutto quello in cui credevo io invece non era importante, era buono solo per una risata o per una nuvola di fumo in faccia, grigia e soffocante, peggio di uno schiaffo.
Poi col tempo le cose sono cambiate. Ho smesso di aspettare, sperare, programmare, credere, temere. La vita è come quando ti vesti bene per andare a una festa importante e poi, quando arrivi, ti accorgi di avere le calze smagliate: fondamentalmente bella, con delle stonature e molte brutture. Ma fondamentalmente bella. Bella perché ogni tanto fa ridere, e a me piace ridere e quell'"ogni tanto" basta a sopportare i malinconici "spesso" delle frequenti delusioni e nefandezze.
Bella perché non c'è solo l'uomo al mondo, per fortuna ci sono anche i cani che rotolano la schiena sul tappeto, i conigli che rovesciano le ciotole dell'acqua, i gatti che sbadigliano, i cuccioli di orso (non fanno nulla di speciale, ma sono bellissimi), le scimmie che fanno le smorfie, i cavalli che corrono, i piccioni che tubano e le cicale che in estate gridano perché vogliono farci sapere che sono esistite anche loro, prima di morire.
Bella perché c'è il bello, c'è l'arte, c'è la musica, ci sono i colori e i suoni, il profumo del caffè la mattina, l'odore della caponata dai balconi del centro e il centro che ogni tanto si svuota e puoi persino camminarci, bella per il mare e la montagna, per il ricordo e quei ruderi centenari coperti di muschio rimasti soli nelle campagne, bella perché si cade e quando si cade si ride e quando ci si rialza si hanno i pantaloni sporchi e si ride ancora, bella perché d'estate ogni tanto arriva un po' d'aria e si cena insieme nel terrazzino, perché le chitarre suonano e i violini anche e pure i pianoforti e le batterie e pure le pietre.
Bella perché pure l'uomo, ogni tanto, posa il fucile e si denuda in un abbraccio.
E sì, va bene, in fin dei conti stare sola mi piace. Però mi capita che certe sere quell'abbraccio lo vorrei, magari sotto una coperta su un divano a guardare un film, magari proprio quando ero vestita bene ma avevo le calze smagliate e tutto mi sembrava senza speranza. Un po' come adesso. Vorrei che ci fosse, perché sotto quel nero e quel grigio di un quadro pieno di brutture non riesco a vedere i colori lucidi e rassicuranti del "fondamentalmente bello" alla base di tutto, ma sporcato da tutto.






Pubblicato il 25/2/2008 alle 22.7 nella rubrica Diario.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web