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Comincio seriamente a detestare i centri commerciali.
Insomma, è veramente allucinante che la domenica non si sappia più come far passare il tempo e non si trovi altro svago se non quello di fiondarsi al centro commerciale e riempire il carrello con qualsiasi cosa capiti a tiro.
Trovo avvilente, deprimente, alienante che al mondo esistano la natura, la campagna, il mare, i boschi, i fiumi, i vulcani e malgrado all'uomo sia stata regalata l'eccezionale facoltà di comprenderli, sentirli, viverli, toccarli, apprezzarli, oggi egli non sa provare interesse per null'altro che non siano sconti, macchine fotografiche, lettori mp3, lampade a forma di cane, telefonini, fiori di plastica, tazze col segno zodiacale, arricciacapelli, giochi per la playstation, tavolette del cesso trasparenti che riproducono fondali marini e chi più ne ha più ne metta.
Sono passata mezz'ora al centro commerciale vicino casa mia perchè era finito il mangiare del cane e mi serviva una cartuccia nera per il pc, ma m'è sembrato di esser finita improvvisamente in uno di quei quadri di Bosch che ritraggono scenari infernali e mostruosi.
C'era tutto il peggio del genere umano che ribolliva fra macchine incastrate l'un l'altra in fantasiosi parcheggi, banconi dei salumi dove per soddisfare tutte le richieste non sarebbero bastati trecento maiali e cinquecento mucche, bambini che giocavano all'autoscontro con i carrelli, uova di pasqua sparse ovunque e chiasso, urla, strepiti, risate, spintoni, minacce, occhiate sgradevoli, diffidenza, la solita interminabile  fila alla cassa e il solito stronzo che passa davanti, le commesse che lanciano sguardi imploranti, l'intera curva nord dello stadio Massimino che, causa chiusura a lungo termine dello stadio, ha deciso di trascorrere la domenica pomeriggio intasando il negozio di elettronica per provare l'X-Box . Una folla mostruosa, abnorme, irreale.
Un delirio.
Questo non è shopping; è vuoto esistenziale, è disperazione, è plastificazione interiore, lobotomia, paralisi cerebrale, suicidio spirituale.
Vorrei tornare indietro. Forse duecento anni fa io sarei stata una bambina scalza, sporca e analfabeta e sarei pure morta di tubercolosi, ma avrei odorato fiori veri, avrei mangiato cose vere, avrei ascoltato suoni veri e giocato a giochi veri con bambini veri.
Sarei stata una bambina vera, insomma. Oggi siamo tutti Pinocchi, solo che al posto del legno abbiamo la plastica e pure il codice a barre nella schiena, grilli parlanti non ce ne sono più perchè li abbiamo ammazzati tutti e preferiamo illuderci di poterli comprare, i sogni, ma in realtà paghiamo solo quelli degli altri.
La cosa più avvilente è che rimaniamo confinati nel Paese dei Balocchi, con le nostre orecchie d'asino, e non ce ne importa nulla: a diventare veri non ci pensiamo proprio.






Pubblicato il 1/4/2007 alle 23.3 nella rubrica Diario.

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