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Se non altro ho concretizzato la mia idea di una Pasquetta alternativa: niente arrusti e mangia, niente palleggi in campagna col Super Tele che si unisce agli uccelli migratori alla prima folata di vento, niente pezzi di salsiccia incastonati fra i denti, niente stravaccamenti al sole con gli occhi appiccicati dal vino e le espressioni soddisfatte.
Ebbene, io ho trascorso Pasquetta 2007 a scippare ortiche e a spalare cacche di cane nel giardino di casa mia.
Vi sembra poco? Ma volete mettere la soddisfazione di afferrare con le manone guantute un bel cespuglietto di subdole ortiche, sdradicarlo e scaraventarlo con cattiveria su una carriola? Lo scippamento di ortiche è un'ottima panacea per delusioni, rancori, sentimenti di sconforto e disperazione, rabbie mai del tutto sopite e scazzamenti vari. Ti concentri intensamente sull'oggetto della tua incazzatura, stringi i pugni sulla cima di quelle piante crudeli (naturalmente con i guanti...), tiri con forza e via! L'incazzatura rimane lì, appesa su quelle radici morenti, e trova la fine che merita fra le altre sterpaglie abbandonate sulla carriola.
Poi però resuscita.
Va beh, insomma, è pure una cosa educativa, è come guardare Discovery Channel, come quando si era bambini e a scuola si raccoglievano i millepiedi in pericolo e si spostavano nelle aiuole per non farli calpestare. Voglio dire, si ritorna a quel rispetto per l'ambiente che mi ricorda tanto la mia maestra intenta a spiegarci quanto fosse brutto gettare le carte a terra e strappare i fiorellini dai prati, che poi diciamocelo, non ci credeva nemmeno lei... lo sapeva che non lo fa quasi nessuno ma eravamo bambini, e i bambini hanno diritto di sognare e di credere che la maggior parte del genere umano non getta carte per terra, non strappa i fiorellini dai prati e quando si ferma al semaforo, spegne la macchina per non inquinare senza motivo. Lei lo sapeva che lo avremmo fatto anche noi.
Ecco, il contatto con la terra forse si inserisce nella regressione che mi caratterizza da un paio d'anni a questa parte e che mi porta a rievocare con commozione gli anni dell'infanzia; e non perchè siano stati particolarmente belli, ma piuttosto perchè ancora credevo "nell'intima bontà dell'uomo", ancora credevo nella possibilità di cambiamenti positivi, nel classico "mondo migliore", credevo che se uno ti chiede "come stai?" fosse per forza di cose interessato alla risposta, credevo persino che le merendine non era vero che facessero male, come sosteneva mia madre, perchè se così fosse stato i produttori lo avrebbero senz'altro scritto nelle confezioni.
Ma del resto, ai tempi credevo pure che la "catapulta infernale" dei gemelli Derrick fosse realmente applicabile su un campo di calcio  e che fra gli scavi di piazza Stesicoro abitasse una colonia di Puffi.
Comunque, a parte questo, era interessante notare come a ogni sdradicamento di ortiche c'era sempre qualche piccolo verme a far capolino dal buco lasciato dalla radice, che si agitava cercando di dirmi qualcosa che non sono riuscita ad interpretare. Non ho capito se mi stava ringraziando o insultando. I millepiedi invece erano più scazzati, appena rimuovevi la pianta si arrotolavano come qualcuno a cui hanno appena tolto le coperte e si rannicchia nel materasso lamentandosi. E poi stavano fermi. Marroni, viscidi e fermi. Forse sbadigliavano anche.
Non ho ancora completato il lavoro, perchè uno scarafaggio volante è incautamente atterrato sul mio braccio scatenando il panico -va bene i vermi, va bene i millepiedi e pure i piccoli ragnetti di campagna, ma gli scarafaggi NO- e ho dovuto sospendere causa shock.
Artù, il mio cocciutissimo beagle, seguiva tutte le operazioni ma non è stato molto d'aiuto. Mentre ero intenta a spalare le sue cacche mummificate, me ne ha confezionata una fresca fresca proprio davanti; forse a modo suo era un omaggio, un segno di rispetto (fra l'altro mi fanno morire i cani quando fanno la cacca e subito dopo si girano e si mettono a gettare terra con le zampe di dietro tentando di ricoprirla...  è il loro modo di tirare lo sciacquone, in pratica, ed è divertente perchè sbagliano quasi sempre la mira e hanno la faccia soddisfatta).
Vabbè, comunque, Pasquetta è finita così, tra una pianta d'ortica e una spalata di merda (nel senso letterale del termine), ma tutto sommato dopo un intenso weekend ad Enna a seguire gli incappucciati della Settimana Santa e una mangiata indecente in un agriturismo di Leonforte (con il cugino logorroico che, giuro non so come faccia, ha parlato ininterrottamente per due giorni consecutivi), ci poteva anche stare.
And now, stacco con questo pc e poi mi inventerò qualcos'altro per far passare questi ultimi scampoli di festività.
Frattanto, un pezzo di uovo Kinder per concludere non ci sta mica male...


Pubblicato il 9/4/2007 alle 22.50 nella rubrica Diario.

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