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waiting for Godot

Insomma, la dovrei smettere di essere sempre così indecisa... passo un sacco di tempo a riflettere sulle decisioni da prendere, di qualsiasi cosa si tratti: che debba scegliere un'insalata, un paio di scarpe o un lavoro è del tutto irrilevante, perchè perdo tanto di quel tempo nell'operazione di scelta da non trovarne più altro per tutto il resto. Passo la vita a decidere senza poi decidere mai oppure decido ed è sempre, o quasi, la scelta sbagliata. L'insalata scade, le scarpe sono scomode, il lavoro non va bene.
Dovrei rifletterci di meno, tanto poi qualsiasi cosa si scelga è sempre un casino. Magari se passo più tempo all'aria aperta, che so, i pensieri si ordinano meglio a contatto con l'aria, magari camminando il cervello digerisce meglio... boh.
Fatto sta che continuo a capirci poco, o nulla. E benchè il cielo plumbeo e gravido m'ispiri, con la sua voglia di cose calde e pantofole e coperte e di star raggomitolati a leggere un libro, ultimamente ho voglia di conoscere posti nuovi e gente nuova e fare cose nuove. Speriamo sempre che tutto cambi da un giorno all'altro, che ci svegliamo e tutto è più bello e diverso, diversamente bello, bello diversamente. Io vado a letto e vorrei che poi succedesse quello che succedeva in un cartone animato natalizio che vedevo sempre quando ero piccola, dove dei bimbi poverissimi che mangiavano pane duro e latte si fermavano a guardare, vogliosi, le vetrine dei negozi di dolci e potevano solo sognarli, chè soldi non ce n'erano. Poi la mattina di natale si svegliavano, e trovavano la povera casa piena piena di dolci, così, di punto in bianco e tutto cambiava, fino al prossimo pane e latte. Ma un po', cambiava.
Qui non cambia, come l'acqua di un vecchio pozzo chiuso che ristagna e c'è sopra il muschio -muschio? o che?- non cambia mai, in senso positivo intendo e sono sempre a guardare quella vetrina di dolci desiderandoli e sentendo quasi il sapore, la glassa sotto i denti e la crema sulle mani e il velo di zucchero sulla giacca e sulla punta del naso.
E tutto si risolve in una tazza di caffè caldo e in un miagolio di gatti randagi.

Pubblicato il 28/11/2007 alle 13.16 nella rubrica Diario.

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